Il Fotovoltaico C&I in Italia: Trend Normativa e Opportunità

Questo articolo è stato scritto in collaborazione con Celeste Mellone e Daria Buonfiglio, Green Horse Advisory, Adrian Stetter, Coversol Solar Investment e Emiliano Guerrieri, Protos.

Introduzione

Il segmento Commercial & Industrial (C&I) del fotovoltaico italiano si sta affermando come uno dei motori più dinamici della transizione energetica nazionale. In uno scenario segnato da obiettivi climatici sempre più ambiziosi, volatilità dei prezzi energetici e pressione competitiva sui costi di produzione, la possibilità di autoprodurre energia rinnovabile rappresenta per le imprese una leva strategica non solo per contenere la spesa energetica, ma anche per rafforzare la propria resilienza operativa.

Negli ultimi due anni, il settore ha mostrato una traiettoria di crescita marcata, sostenuta da un contesto normativo in progressiva evoluzione, da strumenti di policy innovativi come il programma Energy Release e da un’ampia varietà di modelli di business in grado di adattarsi alle diverse esigenze industriali.

Questo paper si propone di fornire una panoramica ragionata dei principali trend di mercato, dei driver regolatori ed economici, dei modelli operativi emergenti e delle criticità ancora da risolvere, con l’obiettivo di offrire agli operatori del settore un quadro aggiornato e operativo sulle opportunità concrete di sviluppo nel segmento C&I.

Trend di Crescita del Mercato C&I

Nel biennio 2023–2024 il segmento commerciale e industriale (C&I) del fotovoltaico italiano ha registrato un’accelerazione significativa, trainata da dinamiche di mercato favorevoli e da un contesto regolatorio sempre più abilitante.

Su base annua, il mercato fotovoltaico nazionale ha fatto segnare un incremento del 30%, con circa 6,8 GW di nuova potenza connessa alla rete elettrica. Di questi, quasi un terzo è riconducibile a impianti con potenza compresa tra 20 kW e 1.000 kW, range che rappresenta indicativamente il perimetro del segmento C&I.

Questa crescita è stata sostenuta da due principali fattori:

  • Il persistente elevato livello dei prezzi dell’elettricità in Italia, che incentiva sempre più imprese ad adottare soluzioni in autoconsumo per contenere i costi energetici.
  • L’accesso a meccanismi di sostegno e agevolazioni, tra cui le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), il FER1 e altri strumenti, che hanno aumentato l’attrattività degli investimenti per gli operatori del comparto.

Dal punto di vista territoriale, il primo semestre del 2024 ha visto il Lazio emergere come la regione con la crescita più rilevante: 1.286 MW di nuova potenza installata, pari a un incremento del 300% rispetto all’anno precedente. Si tratta del dato più alto sia in termini assoluti che percentuali.

La Lombardia, pur mantenendosi tra le regioni più attive (934 MW connessi), ha registrato una crescita più contenuta (+3% su base annua), segno di un mercato già ampiamente sviluppato in cui le opportunità di ulteriore espansione si stanno riducendo.

La distribuzione geografica della potenza connessa nel 2024 mostra un mercato in consolidamento nelle regioni settentrionali e centrali, con segnali di crescita anche nel Sud e nelle isole, dove però persistono maggiori ostacoli infrastrutturali e autorizzativi.

Fattori Trainanti

La crescita del fotovoltaico nel segmento commerciale e industriale (C&I) è sostenuta da un insieme articolato di fattori regolatori, economici e tecnologici, che contribuiscono a rendere sempre più competitivo e attraente lo sviluppo di nuovi impianti.

Contesto regolatorio e obiettivi di decarbonizzazione

A livello europeo e nazionale, l’orientamento normativo è fortemente improntato alla decarbonizzazione. Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ imposti alle imprese energivore – in linea con il Green Deal europeo e il Fit-for-55 – stanno accelerando l’adozione di soluzioni di autoproduzione da fonti rinnovabili. Parallelamente, il quadro normativo nazionale prevede una gamma di strumenti di supporto agli investimenti, tra cui il programma Energy Release 2.0, il PNRR e gli incentivi dedicati alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).

Dinamiche di prezzo e competitività economica

Dal punto di vista economico, due fattori giocano un ruolo determinante:

  • la volatilità del prezzo dell’energia elettrica, che nel periodo 2021–2023 ha registrato picchi superiori ai 250 €/MWh, con una media annuale spesso superiore a 100 €/MWh;
  • la crescente competitività economica del fotovoltaico, che consente oggi di realizzare impianti con un LCOE (Levelized Cost of Energy) nell’ordine di 50–60 €/MWh, rendendo l’autoconsumo economicamente vantaggioso anche senza incentivazione diretta.

Capacità attrattiva degli investimenti

La combinazione tra un contesto normativo favorevole e la progressiva maturità tecnologica delle rinnovabili consolida la posizione del fotovoltaico come asset strategico per la transizione energetica delle imprese. L’allineamento tra convenienza economica e conformità normativa si traduce in un crescente interesse da parte di investitori istituzionali, utilities e imprese industriali, orientando capitali verso progetti C&I ad alto potenziale.

Inquadramento Normativo

L’installazione di impianti fotovoltaici su edifici a uso commerciale e industriale ha storicamente beneficiato di procedure autorizzative semplificate, in virtù di considerazioni sia giuridiche che tecniche.

Impatto ambientale ridotto e semplificazioni autorizzative

Dal punto di vista ambientale, tali impianti presentano un impatto minimo: non comportano consumo di suolo agricolo o naturale, si integrano architettonicamente con le strutture esistenti e non alterano in modo significativo il paesaggio urbano o rurale. Queste caratteristiche li rendono compatibili con gli obiettivi di tutela del territorio e, al tempo stesso, strumenti efficaci per la transizione energetica, l’autonomia energetica delle imprese e la riduzione delle emissioni climalteranti.

Il nuovo Testo Unico FER

Con l’adozione del nuovo Testo Unico FER, la disciplina dei regimi autorizzativi per gli impianti a fonte rinnovabile è stata riorganizzata, confermando e ampliando le semplificazioni per gli impianti fotovoltaici su edifici.

A seconda delle caratteristiche tecniche e della localizzazione, tali impianti possono accedere a tre regimi:

  • Attività libera (nessuna autorizzazione preventiva), per impianti:
    • <12 MW, integrati su tetti esistenti senza modifiche di sagoma;
    • a servizio di edifici fuori da zone vincolate, sempre entro i 12 MW;
    • fino a 1 MW, se installati a terra in adiacenza a edifici cui sono asserviti.
  • Procedura Abilitativa Semplificata (PAS), per impianti:
    • <10 MW, installati su edifici con superficie dei moduli non superiore a quella della copertura;
    • <10 MW, in sostituzione di coperture in amianto o eternit.

Entrambe le procedure (attività libera e PAS) si svolgono a livello comunale, garantendo tempi ridotti e minore complessità amministrativa.

Esclusione dalla procedura ambientale

Il TU FER ha inoltre modificato il Testo Unico Ambientale, prevedendo che gli impianti fotovoltaici:

  • installati su edifici o manufatti fuori terra,
  • di potenza <15 MW,

siano esentati dalle procedure ambientali (screening VIA o VIA ordinaria). Oltre tale soglia, si applica lo screening VIA di competenza regionale.

Conferma della strategicità

Nel complesso, la riforma normativa conferma la centralità strategica degli impianti C&I integrati: essi vengono riconosciuti come leva a basso impatto per accelerare il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, con regimi semplificati e accesso facilitato all’autoproduzione.

Opportunità dal Programma Energy Release

Nel percorso verso la decarbonizzazione, uno degli snodi critici per l’Italia riguarda il sostegno alle imprese energivore, particolarmente esposte alla volatilità e all’incremento dei costi energetici. In questo contesto si inserisce il programma Energy Release 2.0, introdotto dal Decreto-Legge n. 181/2023, che rappresenta una delle iniziative più innovative e ambiziose nell’ambito delle politiche energetiche europee.

Struttura del programma

Il programma consente alle imprese energivore (come definite dal DM 21 dicembre 2017) di accedere, tramite bandi periodici gestiti dal GSE, a una fornitura di energia elettrica virtualmente rinnovabile fino a un massimo dell’80% del consumo medio del triennio precedente, a un prezzo calmierato di 65 €/MWh.

L’energia fornita in via anticipata dovrà essere restituita all’interno di un orizzonte temporale di 20 anni, mediante la realizzazione di nuovi impianti FER che entrino in esercizio entro 40 mesi dalla firma della convenzione con il GSE.

Le imprese partecipanti sono inoltre tenute a installare nuova capacità di generazione FER pari almeno al doppio dell’energia oggetto di restituzione, rafforzando così l’effetto moltiplicatore del programma.

Modalità di attuazione e attori coinvolti

La nuova capacità FER può essere:

  • realizzata direttamente dall’impresa energivora,
  • oppure affidata a soggetti terzi, come produttori indipendenti o aggregatori, secondo modelli contrattuali flessibili.

Il primo bando, conclusosi il 3 marzo 2025, ha registrato una forte partecipazione: oltre 3.400 imprese energivore hanno presentato richieste per un totale di oltre 70 TWh di energia. Tutte le richieste sono state accolte, e si prevede la realizzazione di oltre 5 GW di nuova capacità di generazione da fonti rinnovabili.

Impatti sul mercato e opportunità per gli operatori FER

L’Energy Release 2.0 genera una domanda strutturale di energia rinnovabile da parte delle imprese, con due effetti principali:

  • attivazione di nuovi investimenti in impianti FER per soddisfare gli obblighi di restituzione;
  • introduzione di un meccanismo di contratti per differenza a due vie, con prezzo fisso (65 €/MWh), che aumenta la bancabilità dei progetti, offrendo visibilità ai produttori di energia rinnovabile sui ricavi e stabilità dei flussi di cassa.

Benefici per le imprese partecipanti

Tra i principali vantaggi per le imprese energivore:

  • Riduzione del costo energetico, grazie all’autoproduzione con LCOE inferiore ai prezzi di mercato.
  • Stabilità finanziaria, con minore esposizione alla volatilità e miglior accesso al credito.
  • Cash flow positivo nella fase di sviluppo, grazie all’energia anticipata dal GSE.
  • Benefici ESG, con miglioramento del profilo di sostenibilità e facilitazione nell’accesso a fondi green.

Opportunità e Modelli di Business

Il contesto normativo europeo, unito all’urgenza di decarbonizzare i processi produttivi, sta creando condizioni favorevoli per l’espansione del fotovoltaico nel segmento commerciale e industriale (C&I). L’aumento strutturale dei costi energetici e la crescente esigenza di autonomia energetica stanno rendendo l’autoproduzione da fonti rinnovabili una leva strategica per la competitività industriale.

Evoluzione dei modelli di business

Accanto alla tradizionale vendita diretta degli impianti al cliente finale, stanno prendendo piede modelli di business più flessibili e capital-light, in grado di superare le barriere finanziarie e operative all’adozione del fotovoltaico:

  • Leasing operativo: consente all’impresa di utilizzare l’impianto fotovoltaico a fronte del pagamento di un canone periodico, senza dover sostenere l’investimento iniziale.
  • Contratti di servizio energetico (ESCO): prevedono la realizzazione, gestione e manutenzione dell’impianto da parte del fornitore, con compensi legati al risparmio energetico ottenuto.
  • PPA on-site: modello in rapida diffusione che consente al cliente di acquistare energia a prezzo fisso e competitivo direttamente dall’impianto installato presso il proprio sito, senza oneri di investimento né gestione.

Il leasing delle superfici: valorizzazione degli asset immobiliari

Una delle soluzioni più interessanti è rappresentata dal leasing delle superfici industriali. In questo modello, l’operatore energetico:

  • installa l’impianto a proprie spese sul tetto del cliente,
  • corrisponde un canone annuale per l’uso della superficie,
  • e vende l’energia prodotta all’azienda tramite PPA, immettendo in rete l’eventuale surplus.

Questo schema consente all’impresa industriale di monetizzare superfici inutilizzate e ridurre i costi energetici senza esporsi a rischi operativi o finanziari.

Attraente per investitori e sviluppatori

L’ecosistema C&I si sta configurando come un ambito di crescente interesse per investitori istituzionali, sviluppatori e operatori industriali, grazie alla possibilità di realizzare:

  • impianti scalabili, con tempi di sviluppo contenuti;
  • rendimenti stabili, sostenuti da contratti di lungo periodo (PPA);
  • sinergie operative, in particolare nel contesto di distretti produttivi e piattaforme multi-sito.

In un mercato sempre più orientato alla personalizzazione e alla sostenibilità, i modelli che combinano flessibilità contrattuale, riduzione del rischio e creazione di valore condiviso risultano vincenti nel catalizzare nuovi investimenti e accelerare la diffusione del fotovoltaico nel segmento C&I.

Sfide e Barriere da Superare

Nonostante il quadro favorevole delineato nei capitoli precedenti, la diffusione del fotovoltaico nel segmento commerciale e industriale (C&I) continua a incontrare una serie di ostacoli normativi e infrastrutturali che possono rallentare lo sviluppo dei progetti.

Iter autorizzativi e incertezze interpretative

Il Testo Unico FER, pur introducendo un’importante semplificazione dei regimi autorizzativi, presenta ancora zone grigie applicative, soprattutto per quanto riguarda i requisiti delle procedure semplificate (attività libera e PAS) riferite agli impianti su edifici.

L’assenza di chiarimenti puntuali da parte del legislatore e il mancato consolidamento di una prassi uniforme tra le amministrazioni comunali rendono incerta l’attuazione operativa delle semplificazioni previste. In questo contesto, diventa cruciale:

  • aprire canali di confronto strutturati con i Comuni competenti;
  • predisporre documentazione tecnica dettagliata;
  • prevedere margini temporali e procedurali di sicurezza nei programmi di sviluppo.

Congestione e accesso alla rete elettrica

Un’altra criticità crescente è rappresentata dalla congestione della rete elettrica, che incide in modo rilevante sull’accesso alla connessione e sulla bancabilità dei progetti.

Nel caso degli impianti utility-scale, il problema è più acuto a causa dell’elevata potenza installata e della localizzazione spesso distante dai centri di consumo. Tuttavia, anche il settore C&I inizia a risentire delle saturazioni locali, soprattutto nei poli industriali ad alta densità di domanda o in aree soggette a vincoli infrastrutturali.

Gli operatori segnalano un crescente numero di casi in cui:

  • le tempistiche per l’ottenimento del preventivo di connessione si allungano;
  • le condizioni tecnico-economiche sono meno favorevoli rispetto al passato;
  • e si rende necessaria una valutazione più attenta della localizzazione dei progetti, con l’obiettivo di mitigare i rischi legati al curtailment o al mancato accesso.

Considerazioni strategiche

In sintesi, la piena espressione del potenziale del fotovoltaico C&I richiede:

  • una maggiore certezza regolatoria a livello locale;
  • un coordinamento più efficace tra enti autorizzativi e operatori;
  • e una pianificazione infrastrutturale coerente con gli obiettivi di diffusione delle rinnovabili.

Il superamento di queste barriere non può prescindere da un’azione congiunta tra pubblico e privato, orientata alla standardizzazione delle pratiche, trasparenza delle tempistiche e maggiore previsione nella gestione della rete.

Conclusioni e Prospettive Future

Il fotovoltaico C&I rappresenta oggi uno degli ambiti a maggior potenziale nel panorama energetico italiano: un settore in cui domanda, regolazione e innovazione tecnologica stanno convergendo verso modelli di generazione distribuita ad alta efficienza, economicamente sostenibili e coerenti con gli obiettivi di neutralità climatica.

Tuttavia, per consolidare questo potenziale è necessario agire su tre direttrici strategiche:

  • Snellimento e chiarificazione delle procedure autorizzative, con il rafforzamento della collaborazione tra operatori e amministrazioni locali;
  • Pianificazione infrastrutturale coerente con lo sviluppo della generazione distribuita, attraverso investimenti mirati nella rete elettrica e strumenti per prevenire congestioni;
  • Valorizzazione dei modelli contrattuali flessibili – come i PPA on-site, i contratti ESCO e il leasing energetico – che consentono anche alle PMI di accedere all’autoproduzione senza barriere finanziarie.

In prospettiva, l’evoluzione normativa (ad esempio in tema di CER, incentivi e accelerazione dei permitting), unita all’interesse crescente di investitori e corporate per soluzioni energetiche sostenibili, potrebbe trasformare il C&I in una delle colonne portanti della strategia energetica nazionale. La capacità del sistema paese di intercettare e abilitare questo potenziale sarà decisiva per il successo della transizione.

 

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